Torna a: il coniglio
Premettiamo che la ferma posizione del Coniglio Solidale è quella di disincentivare sempre e comunque la riproduzione dei conigli sia domestica e amatoriale sia, tantomeno, commerciale. Le motivazioni e i punti di vista sono espressi esaurientemente nella sezione del sito dedicata.
Può succedere tuttavia, come in effetti è accaduto proprio a chi ve lo sta raccontando, di recuperare una coniglia con la cosiddetta sindrome della matrioska. Ed allora torna utile conoscere alcuni aspetti fondamentali di quei momenti di vita.
I conigli sono una specie ad ovulazione indotta, senza cioè un vero e proprio ciclo mestruale. Esiste tuttavia un ciclo ormonale che regola lo sviluppo di follicoli ovarici e la loro produzione di estrogeni. La femmina è recettiva per tutto il periodo di produzione di estrogeni, circa due settimane, ma se l'ovulazione non avviene i follicoli degenerano e se ne formano altri nel giro di 4 giorni per un ciclo ormonale completo di circa 18 giorni. L'ovulazione può essere indotta dalla vicinanza di un maschio ma anche da atteggiamenti particolarmente "virili" di un'altra femmina o addirittura una semplice carezza.
Se l'ovulazione avviene ma non c'è fecondazione
spesso si innesca una gravidanza isterica che può
durare per un intero ciclo ormonale, durante il quale si modifica il metabolismo,
si gonfiano le ghiadole mammarie, l'utero si dilata e la femmina si comporta
proprio come se fosse davvero gravida, compresa la costruzione del nido.
Le gravidanze isteriche sono quindi una notevole fonte di stress soprattutto
per le coniglie non sterilizzate che vivono con un maschio sterilizzato.
Le coniglie sono sessualmente mature già dopo i 5 mesi di età, i maschi sono fertili appena i testicoli scendono nel sacchetto scrotale; quindi attenzione!
La gestazione dura 30-32 giorni. Una coniglia gravida non è così facilmente riconoscibile come negli altri animali. Spesso ci si accorge del suo stato dal comportamento: si strappa ciuffi di pelo, ammucchia fieno o cartone in un angolo protetto, è nervosa e compulsiva, ma il ventre sembra normale. Allora non resta che attendere l'evento o sperare in una gravidanza isterica.
Ma vediamo cosa succede quando non è così.
25 APRILE 2004
É domenica. Wilma ieri ha recuperato una coniglia di circa 6 mesi, non sterilizzata, che è stata abbandonata ma che fino a qualche giorno fa ha vissuto con un maschio anche lui intero. Le probabilità che sia incinta sono piuttosto alte.
«Le ghiandole mammarie sono un pò ingrossate, se è incinta non è oltre la seconda settimana, ma potrebbe ancora essere una gravidanza isterica.» Ha detto un veterinario che l'ha vista ieri al volo. Bene, mal che vada abbiamo ancora due settimana per organizzarci: se fosse davvero incinta l'ideale sarebbe che se ne occupasse chi ha già avuto esperienza di conigli.
Così oggi Wilma ha caricato la coniglia in macchina ed è scesa a mare.
26 APRILE
La povera coniglia è inquieta. Mangia pochissimo, ha diarrea e puzza come un vicolo del medioevo e così pure la mia stanza del computer. Salta disordinatamente da un punto all'altro della stanza come se fosse posseduta da un calabrone epilettico, si strizza in ogni buco che riesca ad accoglierla e ne esce immediatamente dopo insoddisfatta, e della verdura non ne vuole sapere. Così per tutto il giorno.
27 APRILE
É da domenica mattina che non mangia praticamente nulla e io e Giada iniziamo a preoccuparci. Decidiamo allora di chiuderla qualche ora in gabbia col piatto del cibo: magari, senza distrazioni, mangia qualcosa.
Niente. Cerca di uscire in tutti i modi, morde le sbarre, dà persino testate sul soffitto, dove ha visto uno sportelletto. Intanto ha iniziato anche a strapparsi il pelo. L'idea della gabbia sembra aver peggiorato le cose, allora apriamo e la lasciamo sfogare.
É ormai sera. La piccola riprende la sua convulsa corsa, si strappa sempre più pelo e trasporta in ogni angolo fili di fieno e pezzi di legno presi dalla lettiera. Iniziamo a pensare che la stima delle due settimane non sia poi così precisa.
Decidiamo allora di aiutarla. Le regaliamo una scatola di cartone e un intero sacco di fieno. Sembra aver trovato il paradiso. Sposta a testate il cartone in un angolo della stanza e nel giro di mezz'ora svuota il sacco di fieno e costruisce il nido con una precisione ed una tecnica ed una velocità impressionanti; infila la testa nel sacco del fieno e con un movimento degno di un picchio estrae i fili e se li infila in bocca in grosse fascine ordinate che poi accumula nel nido assieme a grossi ciuffi di pelo e coriandoli di cartone.
Le lasciamo la meritata privacy, andremo a controllarle tra un'oretta.
ORE 23,30
Ci accorgiamo che dal cantiere non giungono più rumori. Oddio! Vado a sbirciare. Accendo la luce e vedo la piccola spossata, stravaccata nel vascone di plastica con il fiato grosso, gli occhi a palla e la bocca piena... stava divorando un gambo di sedano da sdraiata! Il nido è completo e lei può finalmente riposarsi e rifocillarsi. Una pista di briciole di fieno va dal nido al vascone, dall'altro lato della stanza, una sorta di autostrada disseminata di brandelli di cartone, pezzi di legno, pagine di un libro che avevo scordato sul letto, e una lumaca senza guscio... Una lumaca senza guscio? «Giada! Che ci fa una luma... oh cacchio! Giadaaa!!»
La lumacona si agita sulla piastrella, probabilmente troppo fredda rispetto all'ambiente caldo che ha appena abbandonato. La madre sta dando priorità al sedano quindi qualcuno deve rimetterla al caldo, ma non possiamo toccarla. Il cucchiaio di legno dei dolci, ben condito con un pò di fieno e cacca, andrà benissimo. Mentre io la prendo, Giada solleva il coperchio del nido, scoprendo il mucchio pulsante di fieno e pelo. Pulsante? Altre due lumache si contorcono lì dentro. Nessuna lumaca morta, tre su tre sembrano in forma. Ottima media per una coniglia giovane, primipara, probabilmente anche malnutrita.
Decidiamo che la lumaca trovata al centro della stanza è l'ultima arrivata, caduta in corsa mentre la madre volava verso il cibo dopo un pomeriggio di lavoro estenuante. La sistemiamo coi fratelli, copriamo bene, accendiamo il calorifero in modo che la stanza mantenga una temperatura di almeno 25 gradi e riportiamo silenzio e tranquillità nella nursery.
Tranquillità per modo di dire. Pochi minuti dopo i rumori in cantiere riprendono. Ma che succede? La madre è nel nido, sta scavando violentemente proprio sul mucchio di fieno e pelo... ma che sta facendo? Non sappiamo che fare... ma tutto dura meno di un minuto. La coniglia scatta ancora fuori e torna al piatto di verdura. Temiamo di non aver coperto bene il nostro odore e che la madre possa aver fatto una strage. Dobbiamo verificare.
L'interno della scatola è totalmente cambiato: la coniglia ha spostato i mobili. I tre lumaconi sono perplessi ma vivi, perfettamente coperti dal solito mucchietto, ma dal lato opposto dello scatolone, proprio a contatto con il calorifero. Incredibile!
28 APRILE ore 8,00
Con l'ansia di un bambino la mattina di Natale, corriamo a vedere se va tutto bene. Tutto a posto. Un bel piatto di verdura alla coniglia, qualche pellet energetico e via al lavoro.
Ore 13,30
Torno a casa con non poca ansia, consapevole che le prime 24 ore sono le più difficili, quindi preparato alle brutte sorprese. Apro la scatola e col solito cucchiaio sposto il fieno... poi chiamo Giada per darle la notizia.
«Ciao Mirko, allora? Sono sempre tre?» Mi
chiede.
«Beh, no Giada, non sono più tre.»
«Oh! Hmm!»
«Sono quattro...»
«Cosa?...»
Può succedere, in effetti, che l'ultimo cucciolo possa nascere alcune ore o addirittura un giorno dopo gli altri.

La coniglia passa quasi tutte le giornate successive a mangiare e dormire. Dedica ai cuccioli pochi minuti al giorno per l'allattamento, più o meno due sessioni di 5 minuti, durante le quali i piccoli ottengono tutto ciò che serve. In effetti crescono a vista d'occhio.
Dico la verità, non sono proprio ciò che si dice una bellezza. Sembrano piuttosto 4 aborti di tartarughe ninja...
Speriamo che crescendo... dopo tutto la mamma è proprio bella.
So che sembra impossibile, ma la stanza puzza ogni giorno di più. Non possiamo neppure aprire la finestra per cambiare l'aria perché i piccoli hanno bisogno di calore.
Non passano molti giorni che il primo esserino tenta di evadere dal nido. È la tartaruga più piccola, probabilmente il cucciolo del giorno dopo. Il piccolo esploratore si chiamerà Gilgamesh, Gil, così andrà bene per entrambi i sessi.
Si cresce, il nido si stringe e lo stomaco si allarga. Il latte non basta più e iniziano le prime goffe battute di caccia alla foglia. In testa a tutti c'è il nero Pampurio, o Sminkios, a causa della sua linea non propriamente perfetta (NB: nomi assolutamente provvisori); pure la vista, come si può vedere, non è un granché, tant'è vero che dobbiamo quotidianamente sciogliergli la crosta di muco che gli salda gli occhi.
Le settimane passano. La puzza no. Sono trascorsi due mesi ormai, ma le cucciole (e già, tutte femmine, incredibile vero?) non sembrano avere intenzione di smettere di ciucciare. Angie inizia ad avere qualche problema... ah, già, la mamma si chiama Angie: è stata battezzata da Wilma. Le abbiamo lasciato questo onore sperando convincerla ad adottarla, quando sarà il momento... Dicevo, Angie inizia ad avere qualche problema logistico con l'allattamento... Cosa intendo dire? Ecco...
Non sembra proprio a suo agio, non credete? Ma non importa, visto che un po' di sano terrorismo psicologico con Wilma ha funzionato e Angie è la prima a trasferirsi, assieme a Gilda (Sminkios non piaceva a Monica e Marco... che sofistici). Pochi giorni dopo Gil trasloca da Francesca e le gemelline restano da noi ancora un po'. A far danni su danni.
Girmi se ne va a settembre e subito dopo Maia (diminutivo di Maiala, e non è per il cibo), invece di cercarsi una casa e un lavoro, porta a casa il fidanzato. Merlino si trova bene, apprezza il cibo, e decide di fermarsi da noi fino a novembre.
Non c'è più nessuno, ogni separazione è stata una piccola ferita, in quella stanzetta resterà sempre qualcosa di loro. La puzza.
Un saluto particolare a Girmi, che non c'è più.
Dopo la il parto la femmina è immediatamente fertile, anche durante l'allattamento; è una caratteristica largamente sfruttata negli allevamenti, a discapito della qualità di vita e salute della femmina.
A differenza delle lepri, i piccoli conigli nascono ciechi e completamente inermi. Hanno bisogno del calore accogliente del nido per almeno 18-20 giorni. Nascono nudi anche se sviluppano quasi subito una peluria vellutata.
Quando escono dal nido, i piccoli inizieranno ad integrare il latte materno con erba e fieno, fino a diventare completamente indipendenti dopo non meno di 40-50 giorni.